Risk off, risk off!

Come riportato negli ultimi due commenti, si percepiva, da qualche seduta, un certo desiderio di acquisto di dollari da parte degli investitori. Non l’avessimo mai detto. Si è scatenato il putiferio in poco meno di due sessioni di mercato. Come se rispetto a due giorni fa, fosse accaduto l’irreparabile, ed invece cosa è successo? Praticamente niente, nella sostanza. Il mercato è diventato, e questo 2020 così volatile ne è la conferma, un qualcosa che è ormai totalmente staccato dalle realtà economiche o dalla vita del cittadino medio. E’ una giostra impazzita che si muove senza regole chiare e privo di quelle logiche che, nei 33 anni di militanza nel settore, ci siamo abituati a lavorare. Una volta la ragione dei fatti sembrava contare ancora qualcosa, oggi è assolutamente random. Ma è anche interessante così come è oggi e cerchiamo di spiegarci. L’analisi tecnica, che in molti sostengono non valere nulla, per fortuna dimostra ancora di avere una sua valenza, anche se non ci piace l’assolutismo o l’integralismo in un metodo rispetto ad un altro e alla fine secondo noi va interpretata a seconda dei propri bisogni e stili di trading, ma è un fatto che l’analisi delle price action, anche attraverso indicatori o comunque segnali che hanno una qualche valenza statistica, ha ancora un significato da non sottovalutare. Accanto ad essa, mai come in questi ultimi 3 4 mesi, l’analisi macro non ha assolutamente contato quasi nulla, quando invece generalmente, sul mercato valutario, è risultata spesso determinante per la comprensione dei trend di medio e lungo periodo. Ma durante la pandemia, vedere un Pil a -15% o a -10%, con differenze enormi rispetto ai consensus, non ha praticamente sortito alcun effetto sui prezzi e ciò ci pare anche logico evidentemente, dato che in precedenza si parlava di Pil sopra lo 0 e improvvisamente da un trimestre all’altro si è passati da una crescita discreta (per alcuni anche eccellente come gli Usa) ad una recessione pesantissima da cui non si quando se ne uscirà. E il movimento degli ultimi due giorni, che è sembrato quello di una molla messa sotto compressione per settimane, e poi liberata dall’energia che aveva accumulato ed esplosa un solo giorno.

Insomma, per rendere più chiari i concetti, dall’inizio di giugno ci sono volute nove sedute per vedere il Nasdaq salire poco alla volta fino ai 10.154 punti da 9.500 e poi ne è bastata una per ritornare quasi al punto di partenza. Ovvio che i mercati necessitano di una giustificazione, di una spiegazione e quello che questa volta è emerso sarebbe legato alla preoccupazione che Jerome Powell avrebbe mostrato durante la conferenza stampa di mercoledì sera. Sappiamo tutti che il recupero della congiuntura dopo questi eventi sarà qualcosa di estremamente lento e alternato a ricadute e per qualche paese significherà un ridimensionamento importante nel panorama globale (pensiamo proprio all’Italia), ma è altrettanto vero che questo si sapeva da settimane o da mesi, ma ciò non ha impedito al mercato di mettere a segno un recupero a V che ha lasciato perplessi molti operatori e investitori. Questa è la prova provata che l’analisi macro quindi, ha dimostrato di non contare molto e il mercato si è girato quando è subentrato un effetto a catena in cui una notizia o un commento è stato amplificato e ha improvvisamente assunto una valenza determinante per la maggior parte degli investitori che si sono buttati nel nuovo flusso generatosi, creando un effetto domino e una catena decisiva, in un contesto di paura e liquidità ridotta, che hanno portato al collasso dei prezzi in una seduta.

Perdite del 4/5%per i mercati azionari, hanno fatto salire il dollaro contro le oceaniche, con AudUsd che è scesa da mercoledì sera di 270 pips che rappresenta una discesa del 4% che per una valuta non è poco cari amici, così come UsdCad è salito da un minimo di 1.3316 ad 1.3660 praticamente in meno di 24 ore, ovvero quasi il 3%. Si sono mossi meno EurUsd e Cable, ma come abbiamo teorizzato, ciò è normale, in quanto appartengono a classi di volatilità diversa (per chi conosce il nostro metodo di lavoro). E ora quindi siamo entrati in quello che appare un mercato di risk off, in cui sembra che tutto vada da una sola parte, l’equity scende, il dollaro sale e tutti i cambi e indici hanno dei grafici molto simili, ma con differenze molto sottili in cui manca la parte di scelta tecnica dell’investimento, quella di diversificazione, che in caso di risk off viene annullata dalla paura. Quanto andrà avanti? Dato che non vi sono certezze da un punto di vista macro e come abbiamo detto sembra tutto random, conviene concentrarsi sull’analisi tecnica e osservare i grafici che saranno i primi a dirci quando il mercato tenderà ad invertire di nuovo.

 

Buona giornata e buon trading.

 

Saverio Berlinzani