I grandi players sono ancora alla finestra

Ai primi cenni di cali di borsa sui mercati torna subito il nervosismo, anche se per ora è ampiamente confinato all’interno di movimenti ancora poco significativi. Ma il ribasso di ieri pomeriggio, durante la sessione Usa, degli indici azionari a stelle e strisce, ha mostrato le potenzialità, inespresse per ora, del risk off, dopo settimane di calma piatta sui mercati. Nel nostro, in particolare, quella perversa correlazione che vede ora salire la divisa americana in presenza di un calo degli indici, ha causato un cambiamento delle posizioni dei grandi istituzionali, che fino a qualche tempo fa erano pesantemente long di dollari ma che nell’ultimo periodo, hanno lentamente girato le posizioni contro il biglietto verde, anche se per ora solo parzialmente. Ecco spiegata l’incertezza attuale e la fase di congestione e compressione di volatilità che stiamo vivendo. Ad oggi vi è incertezza anche tra i large traders, ovvero i grandi istituzionali e gli hedge fund che fanno mercato. Per esempio sul Cot, le posizioni sono ancora short Cable, per circa 21 mila contratti, pari a circa 2.5 miliardi di sterline short, niente di che direte voi considerata la liquidità presente nel mercato, ma comunque un segnale di posizionamento che rappresenta un campione di circa il 5-6% dei volumi totali del mercato dei cambi, che si concentrano sullo spot. Se tanto mi dà tanto se 2.5 miliardi sono il 5% delle posizioni totali, beh allora significa che ci sono 50 miliardi di sterline short sullo spot, che ci racconta una realtà ben più significativa. Sempre sul Cot, le posizioni sull’Euro si sono girate invece al rialzo, con 98 mila contratti long alla settimana scorsa, pari a 12.5 miliardi di euro, il che ci spiega le ragioni dell’ultima salita costruttiva della moneta unica, alimentata da real money flows. Passando al dollaro, segnaliamo che le posizioni sono flat, cioè sono presenti solo 5 mila contratti short, il che significa, circa 600 milioni di dollari short, ovvero praticamente posizioni insignificanti a livello di dimensione. Sulle oceaniche c’è ancora dello short, anche se anch’esso irrilevante così come sul dollaro canadese.

Cosa significa tutto questo? Che siamo al bivio cari amici, che stiamo per arrivare nei momenti chiave dove vedremo finalmente i grandi player gettarsi nella mischia e spostare i prezzi di mercato, e tutto ciò accadrà prossimamente, soprattutto se i mercati azionari dovessero cominciare a muoversi seriamente. Ecco la ragione per la quale insistiamo nel dire che questo periodo deve essere considerato come un qualcosa di preparatorio ai prossimi movimenti, anche se non sappiamo la direzione che prenderanno, ovvero se risk off e avversione o mantenimento di questo risk on apparente che però evidenzia delle contraddizioni, come l’oro sopra i 1800 dollari l’oncia. E’ vero che si parla di banche centrali che acquistano materie prime, ma certamente, le contraddizioni logiche non mancano. Quindi, stare in campana e aspettare i prossimi movimenti, nei quali la volatilità non mancherà. Il 2020 non è finito!

 

Buona giornata e buon trading.

 

Saverio Berlinzani