Dollaro in calo in un mercato poco chiaro

I mercati azionari non accennano a mollare e, in assenza dell’unica ragione vera di possibile storno dei mercati, è molto difficile vedere per ora un ritorno del risk off e, di conseguenza, una reazione rialzista del dollaro, che prosegue nella sua lenta ma costante discesa. Sembrano lontanissimi i tempi in cui c’era appetito frenetico di biglietti verdi, ricordate? Quando la Fed era costretta ad allargare gli swap in valuta per permettere agli Istituti ma non solo, anche aziende, di ricevere quei dollari di cui avevano disperato bisogno. Non sono passati neppure 100 giorni e di questo bisogno di valuta americana non solo non vi è più traccia, ma la moneta Usa pare inflazionata e in un periodo comunque di lento ma costante trend ribassista. Eppure i flussi verso gli Usa e verso il suo mercato azionario, non sono calati anzi, e i rendimenti che offrono i mercati finanziari a stelle e strisce restano ancora i migliori. Tra l’altro si legge che i cinesi stiano accumulando posizioni long dollari perché lo considerano basso. Ad affermarlo è niente di meno che Wang Chunyng, il portavoce del SAFE, ovvero la State Administration of Foreign Eschange della Repubblica Popolare Cinese, che ha dichiarato che le riserve valutarie in dollari sono 3.1123 trilioni di dollari a fine giugno, con un aumento dello 0.3%, pari a 10.6 miliardi, rispetto a fine maggio. Sembra che tutto ciò sia legato alla mossa di Trump e della Casa Bianca, di provare a smontare il peg tra dollaro Usa e dollaro di Hong Kong, come ritorsione all’imposizione della nuova legge sulla sicurezza che la Cina ha imposto nell’ex colonia britannica. In ogni caso, sembra che in questa fase, il dollaro non lo voglia più nessuno. Tecnicamente sembra che vi siano ancora enormi posizioni long che sono probabilmente la ragione di questa discesa.

Ieri Sterlina ed Euro hanno rotto dei livelli di resistenza, a 1.2590 00 e 1.1310 20 area e hanno proseguito nel loro movimento, mentre le oceaniche sono tornate a ridosso di 0.7000 e 0.6600 rispettivamente per Aud e Nzd. UsdCad dai massimi ha perso oltre i 100 pips, mentre il UsdJpy è rimasto stabile alimentando il risk on su EurJpy, ormai a ridosso di 122.00. Eppure, dai cross qualche segnale di cambiamento sembrerebbe non essere lontano, come su GbpAud o EurAud, le cui configurazioni offrono spunti interessanti per eventuali rialzi, che sarebbero coincidenti, stanti le correlazioni attuali, ad un ritorno del risk off e di una discesa dei mercati, almeno in questa fase. Sembrerà strano, a molti di voi che ci leggete, che due cross in cui il dollaro non è presente, possano dare indicazioni su un eventuale ritorno dell’avversione al rischio, ma EurAud e GbpAud, sono degli ottimi indicatori al riguardo, proprio perché, teoricamente, Aud rappresenta, nel caso di una eventuale caduta, il primo segnale di una inversione dei mercati stessi. E qualcuno, quindi, in questo momento, sta mentendo, anche se non è ancora chiaro di chi sia, se i cross di cui stiamo parlando oppure i cambi originali contro dollaro che persistono nel guadagnare sul biglietto verde. Lo vedremo anche perché i mesi di alta volatilità devono ancora arrivare. Restiamo vigili e attenti.

 

Buona giornata e buon trading.

 

Saverio Berlinzani