Analisi di Mercato

Analisi di mercato Saverio Berlinzani – 08/10/2020

La Fed chiede stimoli fiscali

Ancora una seduta, quella di ieri sul mercato valutario, caratterizzata da scarsi e quasi irrilevanti movimenti, dettati più che altro dalle dichiarazioni dei vari rappresentanti politici od economici che di volta in volta si sono succeduti. In serata poi abbiamo letto le minute della Fed, dalle quali si evince che la Banca Centrale ha fatto tutto quel che poteva, attraverso gli stimoli finanziari che sono stati adottati, e ora chiede maggiori stimoli fiscali per combattere l’incertezza economica derivata alla pandemia, che continua a manifestarsi con una certa forza e non dà grandi segnali di indebolimento. Si legge anche, nelle minute, che la ripresa economica è stata più robusta di quanto inizialmente atteso, ma non è comunque sufficiente a garantire una crescita stabile nel medio termine. Uno dei problemi che si stanno riscontrando è la debolezza dei consumi, la vera ragione delle difficoltà che l’economia ha nel ripartire. E la chiave per farli ripartire è sempre la stessa. La maggior parte dei Governatori ha infatti ribadito che l’assenza di ulteriori stimoli fiscali rischia di limitare ulteriormente la ripresa e generare una caduta dei salari e di conseguenza frenare la ripresa dei consumi. Per questa ragione Trump sta chiedendo al Congresso di alzare il tetto e di preparare il terreno a ulteriore debito, mentre i democratici temono proprio l’esplosione di quest’ultimo, arrivato a superare la soglia del 106% del Pil. La partita è aperta e su questo si giocheranno le chance di essere eletti sia Trump ma anche Biden. Vedremo cosa accadrà, ma non dimentichiamolo, non è detto che chi prenderà più voti sarà il vincitore perché, come sappiamo, le elezioni americane vedono spesso vincere colui che si aggiudica i Grandi Elettori, ovvero i delegati che compongono il collegio elettorale che elegge poi il Presidente. Per diventare Presidente serve ottenere la maggioranza assoluta dei voti di questi ultimi, pari a 270. Il collegio elettorale è un insieme di elettori pari a 538, ed è pari al numero totale dei seggi presenti al Congresso, ovvero 100 senatori e 435 deputati. Ad ogni Stato è associato un numero di Grandi Elettori. Per esempio la California è lo stato a cui è associato il maggior numero di grandi elettori, ovvero 55, seguito dal Texas con 38, ma è probabilmente l’America profonda, quella centrale, costituita almeno da una ventina di stati, ad ognuno dei quali sono mediamente associati dai 5 ai 20 grandi elettori, che decide come al solito il destino delle elezioni statunitensi. Vedremo quel che accadrà, ma crediamo che la partita si aperta.

Tornando al nostro mercato quindi, segnaliamo un movimento interessante della sterlina, che comincerà a muoversi compulsivamente anche nelle prossime sedute in quanto la scadenza per la Gran Bretagna è vicina, il 15 ottobre, esattamente tra una settimana, giovedì prossimo. Saranno quindi 5 sedute presumibilmente infuocate, nelle quali prevarrà chi saprà avere nervi saldi e posizioni a leva bassa, almeno fino alla decisione che sarà presa, deal or no deal. Ieri si è parlato di accordo ma anche del fatto che in caso di non accordo, si cercherà un qualcosa di simile all’accordo che Uk ha con l’Australia, una specie di free trade agreement comunque. Questo potrebbe cambiare gli scenari anche in caso di no deal. Sulle altre valute poco da segnalare, è sempre la solita partita che nel breve significa risk on contro risk off con il primo che tende a prevalere per l’enorme massa di liquidità che c’è in borsa. Crediamo che l’azionario scenderà solo quando le banche centrali ricominceranno strutturalmente ad alzare i tassi, cioè quando l’inflazione tornerà a far capolino. E non è ora, tantomeno tra qualche mese, almeno così sembra.

Buona giornata e buon trading.

 

Saverio Berlinzani