Analisi di Mercato

Analisi di mercato Saverio Berlinzani – 08/06/2020

Risk on persistente

La correlazione attuale, corretta da un punto di vista teorico, continua a spingere dal lato del risk on, anche se, in questo 2020 bisestile, non si possono e non si devono escludere movimenti bilaterali di breve termine, che per fortuna, nel mercato valutario, persistono a differenza di quello azionario, che pare monocorde al rialzo e rende certamente più difficoltoso il trading. Nel medio periodo però dobbiamo ricordare che quando una direzione cambia, persiste per mesi senza soluzione di continuità. Per questa ragione stiamo osservando una ripresa a V, che a vederla da fuori e da parte di coloro che magari per sbaglio o solo saltuariamente, si interessano un po’ di macroeconomia, sembrerebbe anacronistica rispetto ad un realtà economica che vede invece un aumento della disoccupazione generalizzata insieme una ripresa lenta e che non tornerà, almeno nel breve periodo, ai livelli pre-pandemia. Ma, come abbiamo più volte ripetuto anche da queste pagine, gli interventi a sostegno delle banche centrali, messi in atto negli ultimi mesi, hanno sicuramente contribuito a stemperare la tensione e sono la principale ragione di questo movimento a V richiamato. Quindi, se non altro, le Banche centrali hanno messo l’ennesima pezza e hanno rattoppato una situazione potenzialmente esplosiva. Ma, e questo va detto, si rischia solo l’ennesimo calcio al barattolo ovvero si teme di rimandare i problemi alle future generazioni, perché se l’economia reale non ritorna a galla, prima o poi i nodi verranno al pettine. Ma dobbiamo riconoscere che in una buona parte del mondo, il sostegno a imprese e famiglie, in qualche modo è arrivato, e ciò dovrebbe stemperare, almeno in parte, la tensione dei mercati reali.

Tornando al nostro, quello finanziario, quindi, la correlazione ci pone di fronte ad un indebolimento strutturale del dollaro che pare difficile da fermare, almeno per ora, ed è oggettivamente legato alla forza dei mercati azionari, inarrestabili, specie negli Usa. Il Nasdaq ha rotto il precedente massimo storico del 20 Febbraio scorso a 9730 arrivando a 9839 (per ora), e non paiono esserci le condizioni per una discesa o correzione che sia. Il Dow Jones ancora non ha superato i massimi precedenti, mancando circa 2.000 punti (circa il 7%) ma non è lontanissimo. Nei mercati Europei, il Dax si trova a circa 1000 punti da massimi, ovvero circa l’8.5%. E il mercato valutario, con questa price action azionaria, segue a ruota con una correlazione dollarocentrica importante e determinante, fatta di un dollaro che si deprezza ma che per ora, almeno nel breve, corregge e permette un trading interessante. Vi ricordate come era forte solo qualche settimana orsono e quando, da queste righe, ci pareva che non potessimo vedere un ribasso di quella che era considerata la principale valuta rifugio a livello globale? Ecco, ora sembriamo atterrati su un altro pianeta, e ciò sorprende, perché in realtà non è che poi le aspettative siano così radicalmente cambiate per l’economia reale. Forse, si sono semplicemente modificate le condizioni di contagio del virus, che paiono meno aggressive e meno letali, e questo è certamente decisivo, ma il rischio di una seconda ondata non è escluso e soprattutto in certi paesi siamo nel pieno della pandemia (in Brasile per esempio). Ad ogni modo la moneta unica, dopo i massimi di venerdì scorso a 1.1383 ha corretto leggermente, un centinaio di pips con possibilità di vedere anche un ritorno sui supporti chiave a 1.1150, seppur gli obiettivi di questa gamba rialzista, parrebbero essere riconoscibili in area 1.1500. Il Cable, sul daily, ha finalmente violato la media esponenziale a 200 giorni, che passava a 1.2580 e si è messo sopra e fino a che ci rimane potremmo ancora accelerare, con obiettivi che, osservando il passato, sembrerebbero da ricercare in area 1.2770 e 1.2840, prima di qualche correzione. Ma il condizionale è sempre d’obbligo, specie in quest’anno così volatile rispetto agli anni passati. Sulle oceaniche e valute legati alle commodities, segnaliamo la forza del dollaro canadese, dopo la decisione dell’Opec di estendere di un mese il taglio della produzione, che ha portato i prezzi del petrolio a 40 dollari nuovamente. Ricordate il -37 dollari di qualche settimana fa? Ora sembra solo un brutto ricordo, soprattutto perché da allora c’è sì stato un taglio della produzione ma non certamente tale da compensare il calo della domanda, crollata con la pandemia. Come al solito, è solo questione di fiducia.

Sul UsdCad, però, non siamo lontani da dei target interessanti, posti in area 1.3325 30, da cui ci aspetteremmo un rimbalzo tecnico. Su Aud, non siamo lontani da degli obiettivi sensibili, che poi sono i livelli da cui siamo partiti a inizio anno, ovvero quel 0.7040 50 che molti ricorderanno, mentre su Nzd, mancano ancora 250 pips che poi sono espressi nella differenza che risulta evidente sul cross AudNzd, che rispetto all’inizio dell’anno è salito circa 250 pips da 1.0440 di allora all’1.0690 attuale. UsdJpy prosegue nella sua lenta e costante salita, mentre sui cross segnaliamo comunque l’EurJpy che dal 6 Maggio, ovvero un mese fa, quindi 4 settimane circa, è salito dell’8% circa da 114.50 fino ad un massimo di 124.40 di venerdì scorso, correggendo poi qualcosa in serata fino a 123.50. Oggi è lunedì e, come al solito, ci sono pochi dati ma occorre sempre la massima attenzione massima e una leva bassa, unica raccomandazione che ci pare giusto tenere a mente.

 

Buona giornata e buon trading.

 

Saverio Berlinzani