Analisi di Mercato

Analisi di mercato Saverio Berlinzani – 06/11/2020

BIDEN SI AVVICINA ALLA VITTORIA

Joe Biden sarà molto probabilmente il prossimo Presidente degli Stati Uniti e nelle prossime ore ne avremo la conferma definitiva. Il vantaggio che Trump aveva in Pennsilvanya e in Georgia si è notevolmente assottigliato e se la tendenza rimarrà questa, la vittoria dei democratici verrà probabilmente confermata entro questa sera. Trump ha già depositato i ricorsi, ma in alcuni Stati sono già stati respinti (Georgia e Michigan). Si andrà forse in Corte Suprema? Lo vedremo. Certamente ora ci si deve concentrare sulla composizione di Camera dei rappresentanti e del Senato, per capire se i democratici avranno la maggioranza in entrambi, e per assicurare quella governabilità necessaria al paese. Per ora pare che al Senato le due parti si siano assicurate 48 senatori a testa, mentre 51 è il minimo per avere la maggioranza. Alla Camera, per ora i democratici godono di un vantaggio abbastanza rassicurante, 208 a 193 con 218 seggi per poter governare. Questo è il vero nodo della questione, ed è a nostro parere una delle ragioni per cui i mercati azionari, nelle ultime 48 ore hanno ulteriormente guadagnato terreno. L’incertezza che per ora è presente, impedirà al vincitore democratico di portare avanti il suo programma fatto di un aumento della pressione fiscale alle Corporates, e questa parrebbe la ragione di questo rialzo, altrimenti non giustificato, in presenza di tante questioni irrisolte, ovvero incertezza costituzionale, pandemia, crisi economica.

L’altra ragione ovviamente è l’enorme massa di liquidità che mensilmente la Fed, di fatto immette sui mercati, attraverso 80 miliardi di acquisti di Treasuries e 40 miliardi di dollari di titoli garantiti da ipoteca. Sono 120 miliardi al mese di liquidità che si liberano nel sistema finanziario e che inevitabilmente finiscono nelle tasche dei big player e grandi Istituti finanziari. I quali, a loro volta, hanno liquidità fresca per alimentare il corto circuito dei mercati azionari, ormai totalmente distaccati dalla realtà economica, ben descritta anche da alcune domande rivolte a Powell durante la conferenza stampa che ha fatto seguito alla decisione di ieri sera sui tassi, da parte della Fed. Venendo proprio alla decisione delle autorità monetarie, segnaliamo il nulla di fatto sui tassi (rimasti allo 0.25%), ma soprattutto, la volontà della Fed di utilizzare tutti gli strumenti a disposizione per assicurare ampia liquidità ai mercati e all’economia reale, anche se Powell ha ammesso implicitamente di non poter fare più di tanto, quando ha chiesto ancora a gran voce l’aiuto degli stimoli fiscali. La Fed è conscia del fatto che anche portando i tassi a livello negativo, non è assolutamente scontato che la domanda interna riparta, e infatti chiede gli stimoli fiscali come unica vera soluzione al problema. Implicitamente ammette di essere finita nella trappola della liquidità e la domanda di un giornalista ieri sera a Powell in conferenza stampa, è stata esplicita in tal senso, quando ha chiesto al Governatore se non ritenesse che si fosse entrati in questa condizione di scarso impatto del Qe sull’economia reale. Powell si è dichiarato in disaccordo ma poi in un successivo passaggio ha rilasciato una dichiarazione che ci fa ben comprendere lo stato dell’arte. Ha infatti ribadito che la Fed non può regalare soldi e quel che può fare è solo prestarli a cittadini e imprese, ma chiedendone la loro restituzione nel tempo. Non può fare questo perché evidentemente sarebbe un azzardo morale troppo grande. Ha però ribadito che il Governo può fare molto attraverso gli stimoli fiscali, senza però ricordare che questo andrebbe ad alimentare un debito pubblico già superiore al 100 per cento del Pil. Per questa ragione riteniamo che siano state parole di circostanza e che se il debito dovesse diventare troppo grande, la Fed comincerà a monetizzarlo. E questa è l’implicita conferma che gli strumenti a disposizione delle banche centrali, si stanno drammaticamente assottigliando, perché non riescono più a controllare l’economia con la sola politica monetaria e hanno bisogno dell’aiuto Governativo. Si parla sempre e giustamente dell’indipendenza delle banche centrali, ma qualche volta si dimentica di ricordare la necessità dell’indipendenza dei Governi dalle stesse.

Sul mercato dei cambi, assistiamo ad una debolezza strutturale del dollaro che ci fa pensare che questi movimenti non siano dettati dal risk on, anche se parrebbero tali, data la salita dell’azionario, quella del gold e quella dell’EurUsd, ma non si deve dimenticare che se avessimo una condizione di appetito al rischio, avremmo visto UsdJpy tenere e EurJpy salire di forza, ed invece il primo è sceso quasi della stessa percentuale di salita dell’EurUsd, con EurJpy stabile. La sensazione è che sui cambi si viva il risk una condizione di sell off di dollari che potremmo definire correlazione specifica dollar-down. Comunque al di là di questo, vedremo se tale condizione continuerà a persistere, specie sui mercati azionari Usa che hanno raggiunto il massimo divario storico tra valutazione degli indici rispetto al Pil, come dire che il mondo finanziario non è mai stato così lontano dal mondo reale.

Buona trading e buon fine settimana.

 

Saverio Berlinzani