Oceaniche sugli scudi

Lo abbiamo detto e scritto in diverse occasioni, ovvero che le oceaniche avrebbero rappresentato una grande occasione per chi avesse colto il valore che le valute di Australia e Nuova Zelanda potevano rappresentare nel medio e lungo termine. E la ragione principale non era esclusivamente il fatto che gli effetti della pandemia, in questi due paesi, era da considerarsi quasi nulla rispetto al resto del mondo industrializzato, ma i motivi di questa performance erano da ricercarsi nei dati macro e nella ripartenza anticipata della Cina, con i benefici annessi e connessi per quelle aree vicine ed esportatrici di materie prime verso il grande gigante asiatico. E questa notte ne abbiamo avuto l’ennesima riprova. Sta accadendo esattamente quel che accadde nel 2009, al termine della crisi dei mutui subprime (e anche questo qualche tempo fa lo avevamo ricordato), ovvero che Aud e Nzd, dopo il crollo violento, ripartirono con una forma a V andando poi a vedere i massimi contro dollaro negli anni successivi, con i massimi di AudUsd a 1.1090 e NzdUsd a 0.8840. Tra le altre ragioni di questa salita improvvisa e non va dimenticato, le posizioni sul mercato, rispetto a queste due valute, sia per quel che riguarda il Cot, ma anche per quanto riguarda le posizioni di altri circuiti, come quello di myfxbook, mostravano importanti percentuali di posizioni a favore del dollaro americano e short di oceaniche, e queste posizioni sono state costruite nelle ultime 5-10 sedute, a dimostrazione che nessuno credeva in questa caduta del dollaro americano. Di fatto Aud e Nzd sono quasi tornate sui livelli pre-pandemia e, se consideriamo che negli Usa le proteste si allargano a macchia d’olio tanto da far pensare addirittura a far intervenire l’esercito, ciò dimostra come questa situazione sia assai delicata e che Aud e Nzd possano rappresentare un asset di portafoglio importante. E se anche i big players cominceranno a girare le posizioni, beh non possiamo escludere ulteriori rialzi nel medio periodo. Nel breve termine una correzione sembrerebbe dovuta ma anche ieri lo scrivevamo con i prezzi circa 100 pips più bassi di oggi. Ciò che va sottolineato è che nel medio termine i grafici evidenziano una inversione di medio e lungo periodo da non sottovalutare. Detto ciò quindi, anche se non siamo lontani dai target di 0.7030 e 0.6460, potremmo oscillare nella nuova area di congestione venutasi a creare nel breve periodo.

Sulle altre coppie di valute, segnaliamo la salita di EurUsd che però è ancora lontano dai livelli pre pandemia, che erano intorno a 1.1500 però la moneta unica è riuscita a salire la corrente, superando quota 1.1200. Anche il Cable ha toccato quota 1.2610 ritracciando leggermente da quei livelli, così come UsdCad ha toccato quota 1.3478. Interessante evoluzione del Dollar index che, dopo aver rotto i supporti, sembrerebbe puntare ai supporti posti sotto 97.00 e rispettivamente a 96.95, 96.65 e poi 96.30. Molto dei prossimi movimenti dipenderà da come si comporteranno i big players ancora long dollari nel medio termine. Sul fronte macro, segnaliamo la pubblicazione del Pil Australia, uscito positivo (mentre in occidente si segnalano percentuali da -5% a -15%) a +1.4% su base annua e -0.3% solamente nel primo trimestre, e contemporaneamente anche i dati cinesi sul Pmi della regione del Caixin usciti abbondantemente sopra quota 50. Oggi sono attesi i Pmi in tutta europa, compresi in Uk e Usa questo pomeriggio con l’Ism dei vari settori. Manteniamo sempre prudenza e attenzione, il mercato riserva sempre sorprese.

 

Buona giornata e buon trading.

 

Saverio Berlinzani