Analisi di Mercato

Analisi di mercato Saverio Berlinzani – 02/11/2020

SETTIMANA CHIAVE PER IL FUTURO DEI MERCATI

Comincia oggi una settimana che, per molti analisti e commentatori, potrebbe essere quella cruciale per segnare i destini del mercato valutario per i prossimi mesi, nonché l’andamento dei listini azionari e in parte quello delle materie prime. C’è infatti grande attesa per le elezioni americane, previste per domani, anche se si dovrà attendere tarda mattinata di mercoledì ora europea, per conoscere i risultati e anche se, a dirla tutta, potrebbero volerci settimane per il conteggio dei voti postali. I sondaggi danno nettamente in vantaggio Biden, ma come spesso abbiamo ripetuto da queste pagine, sappiamo anche quanto siano volatili e per certi versi poco affidabili i sondaggi. Inoltre c’è la questione dei grandi elettori che diventa cruciale, con alcuni stati che potrebbero rappresentare l’ago della bilancia e far vincere anche colui che ha preso un minor numero di voti. Le conseguenze della vittoria di uno o dell’altro contendente non sono facili da immaginare, tanto meno da prevedere con una qualche percentuale di ragionevolezza, essendo un periodo complesso, nel quale la pandemia sta condizionando l’attività economica in maniera significativa. Certamente la diffusione del virus ha creato non pochi problemi ai governanti in generale in tutto il pianeta, e chi è al potere ha inevitabilmente perso consensi, in ragione degli effetti dei lockdown su certe fasce della popolazione, ovvero le aziende, e gli autonomi, che negli Usa rappresentano una percentuale importante. Vi è poi la questione geopolitica che secondo noi è quella più rilevante ai fini della previsione di quel che sarà l’America con il nuovo Presidente. Il disimpegno militare all’estero di Trump, con il ritiro delle truppe dall’Afghanistan e il sostegno e appoggio ai tentativi di riconciliazione tra le due Coree è sicuramente stato qualcosa di positivo, ma per molti analisti questo disimpegno è un segnale della debolezza Usa, che poi si è espressa nei rapporti invece molto freddi e talvolta complicati con la Cina, con la quale, dopo la firma della fase Uno dell’accordo commerciale, non c’è stato modo di verificarne l’efficacia per via della pandemia e di tutto quel che è accaduto in seguito. Rimane quindi, questo un fronte aperto che il nuovo Presidente dovrà affrontare come una priorità assoluta. Sul fronte dei mercati, Trump ha avuto sicuramente un ruolo determinante per i mercati azionari, creando però forse una bolla, che secondo gli esperti e analisti, prima o poi potrebbe sfociare in un calo significativo dei listini.

Questa è solo una parte di quelle che potrebbero essere le conseguenze di questa elezione, così come sul Forex, non è facile immaginare come reagirebbe il dollaro alla vittoria dell’uno o dell’altro contendente. Forse, ed è la cosa più probabile, bisognerà attendere qualche tempo e vedere come si posizionerà l’America rispetto al resto del mondo, quindi in politica estera. Ad oggi possiamo dire che il deficit della bilancia commerciale Usa, che era uno dei temi centrali quando Trump fu eletto, è persino aumentato, nonostante i tentativi di bilanciarlo con i dazi o con la necessità di deprezzare il dollaro. Ma il dollaro è effettivamente svalutato? Potremmo disquisire a lungo e bisognerebbe probabilmente osservare tasso di cambio per tasso di cambio. Contro lo Yuan siamo in area 6.8800 ma probabilmente il fair value sarebbe decisamente più basso. Così come in generale nei confronti delle valute asiatiche. Rispetto alle Majors, e osservando l’Euro, molto probabilmente siamo vicini al fair value, così come contro la Sterlina. Sulle oceaniche siamo su livelli storicamente di equilibrio, a metà tra i minimi storici e massimi, e anche se potremmo rivedere livelli più bassi nel breve, specie se la tensione e il risk off dovessero aumentare, sembrerebbe più probabile che si possa salire nel medio termine verso 0.8500 per Aud e 0.7500 Nzd.

Buona giornata e buon trading.

 

Saverio Berlinzani