Analisi di Mercato

Analisi di mercato Saverio Berlinzani – 02/09/2020

Primo test fallito a quota 1.20

La sessione di ieri sul cambio Eur/Usd, ha avuto come momenti culminanti i due tentativi della moneta unica di rottura dell’area chiave di resistenza posta a 1.2000, soglia psicologica oltre che livello tecnico certamente rilevante. Due momenti, scriviamo, perché sono avvenuti il primo durante la seduta europea, ben difeso però da qualche importante Istituzionale probabilmente a protezione di qualche knock out proprio intorno a quel prezzo, mentre il secondo nel pomeriggio quando gli americani sono riusciti a violare le strenui difese al medesimo livello, superato di una decina di pips per pochissimo tempo, a cui poi ha fatto seguito una discesa discreta, con la violazione di 1.1960, area che rappresentava il supporto cruciale, avvenuto in concomitanza con la pubblicazione dei dati Usa sull’Ism manifatturiero, uscito migliore delle attese e soprattutto migliore dei dati europei della mattinata. A quel punto il mercato ha leggermente accelerato fino a spingere la moneta unica al test dell’altro supporto significativo posto in area 1.1900. Niente di che voi direte, anche perché il trend della moneta unica, o meglio, il trend, ad oggi, ancora apparentemente di ribasso generalizzato del dollaro, non viene scalfito da questa correzione, che però si è resa probabilmente necessaria date le condizioni di eccesso e la presenza di divergenze comunque significative. Le posizioni degli istituzionali continuano ad essere estremamente rilevanti e, a tal proposito, ieri era il giorno in cui vengono fatte le rilevazioni del Cot sul future a Chicago e che verranno poi pubblicate questo venerdì. In tale occasione capiremo se gli istituzionali o large traders, avranno ulteriormente incrementato le posizioni long Euro, già ora intorno ai 26 miliardi di Euro sul mercato dei future, che vale il 6-7% del totale, il che significa che le posizioni long dei big players sono pari a circa 350 miliardi.

Vedremo quel che accadrà, nel mentre cerchiamo di capire se questa correzione è l’inizio di qualcosa di più oppure se si tratta di un mini pull back da cui riprenderà con vigore la salita. Segnaliamo intanto che nella notte è uscito il Pil del secondo trimestre Australiano, con un calo superiore alle attese, un -7% superiore ad un consensus che parlava di un -6%. C’è da dire che rispetto ad altre aree, soprattutto in Europa o negli Usa, dove il Pil è sceso di oltre il 30%, si tratta di un risultato che, date le circostanze, va segnalato come accettabile. La spese per i consumi sono scese del 12.1% rispetto ad una caduta del primo trimestre pari all’1.2%. Passando alla Nuova Zelanda, segnaliamo le parole del Governatore Orr, che per la prima volta ha dichiarato che il futuro Qe potrebbe riguardare acquisti di attività finanziarie estere. Che diventi la nuova frontiera dei Qe globali? Inoltre ha aggiunto di non essere preoccupato per l’eccessiva forza del tasso di cambio. Passando alle altre valute, segnaliamo il rimbalzo di UsdCad, che ha tenuto la soglia psicologica di 1.3000 ed ha rimbalzato una settantina di pips, così come la Sterlina ha mollato qualcosa, un centinaio di pips rispetto a quell’1.3480 di ieri che pareva il preludio al test dell’altra soglia importante di 1.3500. Ora vedremo le entità di correzioni ulteriori, se ci saranno e se qualcosa, in termini di risk on risk off, cambierà. Sul fronte dati, oggi segnaliamo l’Adp, l’anticipatore dei payrolls di venerdì prossimo, i factory order Usa e il discorso che terrà il rappresentante della Fed Williams. Oggi non è in agenda nessun dato europeo di rilievo. A domani cari amici.

Buon trading a tutti.

 

Saverio Berlinzani