Prosegue l’incertezza sul mercato valutario

 

Da alcune settimane il mercato valutario si è stabilizzato intorno ad un trading range abbastanza contenuto, e in mancanza di vere novità sul fronte della pandemia e della fine dei lockdown, si continuerà, molto probabilmente, a vivacchiare all’interno di questa fase laterale, in attesa che qualcosa si chiarisca e si prenda una direzione. Dopo la grande paura del mese di marzo, con le borse in discesa e la fase di risk off accentuata, abbiamo assistito ad un rialzo importante, anche se non tutta la discesa è stata recuperata, sia sull’equity, sia sugli altri mercati, eccezion fatta per il petrolio, sprofondato sotto quota 20 e stabilizzatosi, dopo il movimento di panic selling della scorsa settimana, in area 15 dollari. Il risk off non dovrebbe essere terminato in ragione del fatto che, quando probabilmente si vedrà che la recessione non sarà breve e temporanea, molto probabilmente cominceremo una discesa più strutturale anche se meno violenta, perchè ci si renderà conto che ci vorranno anni per tornare ai livelli pre-pandemia e tra le altre cose, molto probabilmente questa globalizzazione si trasformerà e cambieranno molti modi di vivere e di produrre.

Sul Forex, il dollaro ha cominciato a perdere terreno, anche se non appare in trend ribassista, ma comunque qualcosa sul biglietto verde sta cambiando, a livello di fiducia. Ne è la riprova il fatto che da una settimana almeno, i repo sugli swap in dollari della Fed non hanno trovato acquirenti, segno che la fame di dollari del mese di marzo sembra oggi completamente scomparsa. Forse gli investitori si stanno rendendo conto che gli Usa, tra pandemia e dati in deciso peggioramento, non sono così vantaggiosi come investimento, in questa fase e preferiscono tenere liquidità o aspettare momenti migliori diversificando i portafogli verso altri asset. Euro che ha tenuto anche per effetto del mancato downgrade dell’Italia da parte di S&P che ha richiamato nel commento il fatto che la Bce stia comprando titoli italiani, il che da un lato è positivo, dall’altro ci espone al rischio di essere dipendenti dalla Bce per la nostra sopravvivenza. Vedremo se la banca centrale continuerà nel suo programma di acquisti che dovrebbe aiutare lo spread a scendere, come è accaduto nell’ultima settimana con il prezzo sceso da 280 a 240 punti base. EurUsd sopra 1.0840 con possibilità di accelerare verso i target posti in area 1.0875-80 area di resistenza, mentre al ribasso, supporti che intervengono in area 1.0795-1.08. La fase appare di accumulazione e nel caso di violazione delle prime resistenze, non possiamo escludere un test a 1.1000. Anche il Cable segue il trend con il superamento di area 1.2400 dopo che avevamo visto i supporti a 1.2250 tenere egregiamente. Il superamento di 1.2450 potrebbe spingere i prezzi verso 1.2520-30, interessante area d swing. Supporto che interviene a 1.2345-55 area.

Attenzione poi alle oceaniche con AudUsd sul doppio massimo di periodo a 0.6450. Il superamento deciso di quest’area cambierebbe lo scenario di medio termine con target a 0.6650-60 e possibilmente il ritorno anche verso 0.7000. Stessa cosa per NzdUsd che è leggermente più indietro, su base daily, di Aussie, ma resta passibile di una accelerazione verso 0.6200 nel medio termine. Sulle oceaniche continuiamo quindi a sostenere che possa terminare il trend ribassista visto negli ultimi anni. Altre opportunità poi, secondo noi, arrivano dal UsdCad che indipendentemente dal prezzo del petrolio, sempre in trend ribassista ma vicino a dei minimi oggettivi. Poco interesse sullo Jpy, nel senso che alla voglia di vendere dollari, si affianca il persistente intervento verbale della Boj atto a mantenere lo Jpy debole e a preservare un Qe illimitato, in linea con la ormai tradizionale Zirp che prosegue ormai da oltre dieci anni. Non dimentichiamo che è il Governo che poi decide la politica dei tassi, così come il mantenimento del decennale allo 0.10%, e questa tendenza ora potrebbe essere sposata anche da altre banche centrali, segnale che l’indipendenza dei mercati è ormai una utopia. Non possiamo sapere se senza questi interventi la situazione sarebbe migliore: il fatto di aver sostenuto i mercati è servito a calmierarli ma bisogna chiedersi se stiamo curando i sintomi o la malattia.

 

Buona giornata e buon trading.

 

Saverio Berlinzani