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Materie prime agricole: tutto il resto è soia…ma non solo.

Materie prime agricole: tutto il resto è soia…ma non solo.

 

Sui mercati finanziari, le materie prime agricole offrono la possibilità di intercettare grandi opportunità. Nonostante documenti rilevanti dal punto di vista storico riportino la strutturazione del primo contratto future sul riso, nel lontano 1730 presso il mercato di Osaka (città natale del famoso Munehisa Homma, il mercante giapponese che si arricchì nella metà del settecento acquistando e vendendo riso ed altre materie prime agricole al mercato nipponico di Dojima, inventore delle candele giapponesi) è nella seconda metà dell’ottocento che nasce a Chicago il primo vero mercato così come noi lo intendiamo. In quegli anni la città è abitata da poche migliaia di persone ed è proprio grazie alla sua funzione di fondamentale e strategico centro di snodo per le merci che inizia a crescere a ritmi vertiginosi. Vengono creati al Chicago Board of Trade i primi contratti forward con sottostante mais. Il resto è storia.

Oggigiorno, i prezzi spesso sono la stretta conseguenza dell’inanellarsi di precisi elementi da prendere in considerazione, con il supporto di report molto dettagliati che fotografano plasticamente quello che può accadere dal lato della domanda e dell’offerta. L’aumento della domanda, l’incremento demografico e la progressiva urbanizzazione, lo sviluppo economico e industriale dei Paesi in via di sviluppo, il conseguente accesso a sofisticati modelli di consumo hanno storicamente mutato il sistema agroalimentare internazionale. I fattori legati all’offerta delle materie prime agricole sono generalmente meno prevedibili rispetto alle altre Commodities poiché le variabili dipendono non solo dalle decisioni adottate sul quantitativo di produzione ma anche da elementi a volte inaspettati e decisamente condizionanti, basti pensare al clima oppure una particolare congiuntura economica, senza trascurare gli aspetti relativi alla stagionalità. Negli ultimi tempi, in un quadro macroeconomico condizionato dalla pandemia e le relazioni internazionali tra Cina e Stati Uniti hanno certamente influito sulla crescita e sulla volatilità dei prezzi, con una domanda che per certi aspetti è cresciuta in modo più che proporzionale rispetto all’offerta. Lo scorso anno addirittura Paesi come la Russia hanno anche imposto dei limiti all’esportazione di beni agricoli per il timore di una rilevante diminuzione delle scorte ed un aumento conseguente dell’inflazione.

Dinanzi a tutta una serie di variabili, ci si rende conto che l’attività legata alla contrattazione, all’acquisto ed alla vendita di strumenti quotati sui mercati risulta una professione complessa che deve essere affrontata con la massima preparazione ed anche passione ma allo stesso tempo fonte di grande crescita personale, direi anche interiore, poiché ti spinge inesorabilmente a conoscere te stesso e la bellezza delle nobili tensioni che si sviluppano nell’effettuare delle scelte, prendere delle decisioni che ti portano a conseguenze che non sono certo visibili su una sfera di cristallo. Lasciandoti appunto anche nel dubbio…in fervente attesa di news, a volte, ci si sente disarmati, come nel Leviatano hobbesiano…ma di certo non si può stare a guardare un grafico passivamente dopo una scelta effettuata, un Trader professionista non deve essere paragonato ad un Vladimiro o Estragone, protagonisti della famosa opera di Samuel Beckett “Aspettando Godot” e non ci si deve neanche subito esaltare a seguito di un trade in profitto…”Avere successo in questo lavoro non significa centrare una o due operazioni profittevoli. Non si fa carriera con un colpo di fortuna…Sono molto più interessato a ciò che può rendere questa arte una professione anzichè alle ultime operazioni effettuate. Chiunque può piantare un paio di chiodi in un muro, ma questo non significa saper costruire una casa…”queste le parole di Larry Williams in uno dei suoi famosi testi.

Fatta questa premessa, onde evitare di dilungarmi in riflessioni che a mio avviso ogni operatore dovrebbe implementare durante il suo percorso professionale, veniamo alle nostre materie prime. Continua l’ottimismo soprattutto riguardo specifici settori che beneficiano dell’auspicata ripresa dell’economia, degli stimoli governativi ed una debolezza del dollaro, senza trascurare l’aspetto relativo alla transizione energetica, il rientro degli Stati Uniti negli accordi di Parigi sul clima, il Green New Deal, questo soprattutto per quel che riguarda i metalli industriali. Tante le somiglianze con gli anni in cui le materie prime hanno effettuato delle performance di tutto rispetto. Senza trascurare un aspetto che per molti appare secondario o accantonato completamente ed è quello legato a certe tensioni internazionali che influenzano alcuni Paesi verso l’accumulo di scorte strategiche, premendo sulla domanda. E poi il tema legato all’inflazione. Se da un lato l’aumento del costo delle materie prime può sembrare andare a braccetto con il discorso dell’inflazione allo stesso tempo bisogna immaginare che le stesse sono aumentate anche per altri fattori ben specifici.

Inoltre, altra condizione tale da amplificare ulteriori interrogativi, la si riscontra da diversi mesi in quanto persiste una forte preoccupazione per l’aumento del costo dei container per il trasporto, con inevitabili ripercussioni. Andando a visualizzare le tariffe sul Freightos Baltic Index, il principale indice internazionale sui prezzi di trasporto, in collaborazione con il Baltic Exchange, che fornisce i costi di mercato per container da 40 piedi, si nota che ancora sono protagoniste cifre elevate con l’esplosione dei costi dai 2 mila agli 8 mila dollari per trasportare beni dai porti asiatici e cinesi a quelli europei. Sulle materie prime gli indici di riferimento dal CRB Index all’ s&p Goldman Sachs commodity, dopo una momentanea fase laterale, preceduta da rialzi e da grande effervescenza, tentano di riprendere tono e vigore. Il Baltic Dry Index, dopo la vicenda del canale di Suez, è tornato a superare 2000 punti, in rialzo di quasi il 60% da inizio anno.

Entriamo nel dettagli rispetto a specifici aspetti legati alle materie prime agricole e ad alcuni importanti numeri da non trascurare come quelli comunicati attraverso il Grain Stocks ed il Prospective Plantings relativo alle prospettive di semina. Due dei più importanti rapporti sulle materie prime rilasciati dall’USDA (U.S. Department of Agriculture) fondamentali per le scorte e per le stime degli acri coltivati, così come il recente rapporto Wasde, hanno evidenziato elementi molto interessanti. Molta attesa con effetto sorpresa per gli operatori ed analisti. Fondamentale in questo periodo e nei mesi successivi seguire l’avanzamento delle semine ed clima che rappresentano alcuni dei principali fattori che vanno ad influire sui prezzi.

Bisogna inoltre sottolineare, aspetto da non trascurare, che sono stati posti in essere dei limiti alle oscillazioni sul prezzo rispetto a specifici contratti futures sulle commodities, su una seduta di contrattazione, onde evitare che eventi drastici ed inattesi alimentino forti contraccolpi sul mercato. Ed è proprio quello che è accaduto su soia e mais a seguito della pubblicazione degli ultimi approfondimenti pubblicati dall’USDA. Sostanzialmente c’è una sorta di limit up, al fine di non far impazzire le contrattazioni, generando panico tra gli investitori. I dati sulle scorte trimestrali hanno fatto schizzare i prezzi in alto. Dati inferiori alle attese degli operatori. Medesima situazione con il successivo report relativo alle intenzioni di semina dei coltivatori americani, con previsioni inferiori rispetto alle attese. E poi in questi ultimi giorni sta influendo sui prezzi anche il fattore meteo, a seguito di temperature rigide in alcuni territori degli Stati Uniti che rallentano le semine.
Fondamentale anche il report WASDE dall’USDA (United State Department of Agricolture) che rappresenta il Dipartimento dell’agricoltura degli Stati Uniti e consente di conoscere in maniera dettagliata le proiezioni sulla domanda e offerta relative alle materie prime agricole e quindi alle varie colture statunitensi e mondiali, fornendo dati concernenti anche il bestiame americano. Considerando che la maggior parte dei milioni di ettari di terreni agricoli nell’economia a stelle e strisce è soprattutto interessata alla coltivazione di soia, mais, grano, sono specialmente le suddette commodities ad essere considerate con più attenzione. Non sono le sole protagoniste del rapporto pubblicato. Ci sono informazioni molto puntuali sul cotone, lo zucchero, il riso e bestiame. Già a partire dalla lettura della relazione iniziale che caratterizza le prime pagine del lungo e corposo documento siamo in grado di carpire il contesto ed informazioni utili al mercato.

E’ importante ricordare che il prezzo di una materia prima agricola può variare anche per aspetti che vanno al di la dei numeri o dei report, alle semine ecc ecc.. basti pensare ad esempio a quello che è accaduto in Cina negli scorsi anni quando a seguito della AFRICAN SWINE FEVER (il virus della peste suina) il prezzo della carne di maiale è schizzato in quanto la quasi totalità degli allevamenti dell’economia del dragone è stata abbattuta, con centinaia di milioni di suini persi a causa del virus. Anche in questi ultimi periodi, l’aumento di mais e soia, al netto di una certa recrudescenza della malattia letale per i suini, ha comunque contribuito alla crescita dei futures sul Lean Hogs, basti osservare il grafico. Per quanto riguarda mais e soia abbiamo più volte commentato i grandi acquisti effettuati dalla Cina, concentrando l’attenzione sull’accordo commerciale tra Cina e Stati Uniti, abbiamo visualizzato cosa è accaduto sui grafici con i prezzi che hanno raggiunto dei livelli importanti. La ripresa della produzione ed il ripristino degli allevamenti ha senza dubbio contribuito all’aumento delle importazioni di soia non solo dagli Stati Uniti ma anche dal Brasile, facendo altresì ricordare ciò che si è verificato nell’agosto del 2019 quando il governo di Xi Jinping ha bloccato l’import dagli USA di prodotti agroalimentari, orientandosi verso il Paese sudamericano. Lo scorso anno dei circa 56,3 milioni di tonnellate di soia importata dalla Cina tra aprile e settembre ben 48,9 milioni di tonnellate, pari all’86%, sono arrivati dal Brasile.

La soia ha una grande storia. Importata nel Vecchio Continente dai Gesuiti, a partire dal XVII secolo, da una regione dell’Asia nord-orientale conosciuta con il nome di Manciuria, la soia ha fatto conoscere ed apprezzare le sue qualità, caratteristiche e proprietà anche ai popoli occidentali. Molte le leggende ed i racconti, ereditati dalla cultura cinese e giapponese, che narrano la storia di questa materia prima.

In alcuni momenti dell’anno, le importazioni cinesi di soia dal Brasile hanno raggiunto livelli record, con una serie di conseguenze che vanno al di la degli equilibri tra domanda e offerta. Secondo uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Nature lo scorso anno, la principale vittima dello scontro tra le due superpotenze (Cina e Stati Uniti) potrebbe essere l’Amazzonia, la foresta pluviale tropicale che dal Brasile, proprio con la finalità di produrre soia e non solo.

La Cina vede nella soia e nel mais degli elementi imprescindibili anche per quel che riguarda la produzione della carne in quanto sono presenti innumerevoli quantità di allevamenti di suini nutriti attraverso mangimi costituiti dalle suddette materie prime. La domanda della Cina mantiene limitate le forniture. La Cina e la diminuzione delle scorte sono tra gli elementi che hanno innalzato ai massimi pluriennali i prezzi.

La soia, dal punto di vista grafico, su un timeframe giornaliero, dopo una performance decisamente rilevante, che pone da parte il ricordo di quella degli anni ottanta, continua a veleggiare all’interno del trading range tra i 1340 ed i 1440 centesimi di dollaro per bushel che rappresentano un livello di resistenza importante. Nonostante la possibilità di continuare a visualizzare ancora una momentanea fase laterale, il superamento del suddetto livello può spingere il prezzo in area 1500 centesimi che caratterizzano i massimi del 2013 e di buona parte del 2014, ben visibile su un grafico mensile. Nel caso di prese di profitto tali da implementare ulteriori fasi di vendite e superare il supporto individuato, si può palesare la possibilità di vedere il prezzo lambire nuovamente i minimi del mese di gennaio di quest’anno in area 1300 centesimi di dollaro per bushel.

Per quanto riguarda il mais, dal punto di vista grafico sembra decisa la spinta verso la parte alta del grafico. Dopo un estenuante trading range configuratosi a partire dal 2014 e perimetro da un livello di supporto in area 310 centesimi di dollaro per bushel ed una resistenza in area 425 plasticamente visibile su un grafico mensile. Oltrepassata la resistenza, dopo una performance anche in questo caso di tutto rispetto ed una momentanea fase laterale tra i 530 di supporto ed i 560 centesimi di dollaro per bushel di resistenza, anche la medesima è stata superata, contribuendo ad alimentare nuove fasi di acquisto tanto da poter calamitare il prezzo in area 660 centesimi, così come visibile sul grafico mensile, nel medio-lungo periodo. Detto questo, l’eventuale superamento del supporto individuato (530 centesimi di dollaro) è tale da riproiettare la quotazione in area 500 centesimi di dollaro per bushel. Bisogna quindi porre molta attenzione ai livelli indicati.

 

 

 

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