Approfondimenti

Un breve focus sulle materie prime agricole

I ribassi che si sono palesati nelle ultime settimane sulle principali materie prime agricole rappresentano la stretta conseguenza di una serie di fattori che hanno alimentato prese di profitto e successive vendite, sino a spingere le quotazioni di soia, mais e grano ai livelli attuali, così come ben visibili sui grafici giornalieri.

Ecco alcuni elementi da considerare: la resa per acro in rialzo nel precedente report di agosto pubblicato puntualmente dal Dipartimento dell’agricoltura degli Stati Uniti ha certamente alimentato la spinta alle vendite, senza dimenticare il livello di scorte in aumento. Il World Agricultural Supply and Demand Estimates (WASDE) rappresenta il rapporto dettagliato che evidenzia i numeri sulla domanda e offerta per le colture americane e mondiali, compresa l’area coltivata, la resa per acro, i livelli di produzione, le esportazioni ed altri elementi utili ad intercettare le previsioni per il settore.

Ma c’e dell’altro. Sia chiaro, tra le molteplicità di dati e notizie si può annoverare senza dubbio anche l’affievolimento degli acquisti da parte della Cina, con l’economia del dragone che si è distinta per la vera e propria incetta di materie prime, non solo agricole. E’ bene ricordare che la Cina ha effettuato dei provvedimenti specifici al fine di raffreddare i prezzi delle commodities, basti pensare, ad esempio, ha provveduto a vendere petrolio dalle riserve strategiche per mitigare i prezzi. L’inflazione, al netto della diatriba tra momentanea e strutturale, è un tema che va a braccetto con il rincaro dei prezzi del grano, crescita del 60% con ricadute dirette sui consumatori finali , senza dimenticare gli aumenti di altre materie prime come lo zucchero che secondo alcuni studi potrebbe addirittura diminuire la produzione negli anni a venire a causa dei problemi concernenti i cambiamenti climatici. Il Food Price Index, l’indice calcolato dalla FAO dei prodotti alimentari già in aprile appunto ha raggiunto un valore medio di 120 punti, un aumento del 30% in più rispetto al medesimo mese dello scorso anno

Per quanto riguarda il grano, le prospettive globali per il 2021-2022 prevedono un aumento delle forniture, un consumo più elevato e scorte finali maggiori. Ad esempio, le forniture potranno aumentare per circa 7,1 milioni di tonnellate, ma questi sono solo alcuni degli scenari prospettati. Negli USA le esportazioni dei cereali hanno subito una forte battuta d’arresto. Il prezzo medio del grano per la stagione in corso e per il nuovo anno è calcolato intorno ai 6,60 dollari per staio. Il consumo mondiale è in aumento ed è previsto per il periodo 2021-2022 in crescita per 3 milioni di tonnellate. Sulla soia l’area raccolta è in calo pari a circa 0,3 milioni rispetto alle previsioni del mese di agosto mentre le previsioni sulle esportazioni sono viste in aumento di 35 milioni di bushel grazie anche ai prezzi più bassi. Le scorte finali sono in aumento di 30 milioni rispetto allo scorso mese. Il prezzo medio stagionale è previsto intorno ai 12,90 dollari per staio. Sul mais le prospettive relative alla produzione per il 2021-2022 vedono un aumento di 246 milioni di bushel rispetto al precedente mese di agosto ed una resa per acro in aumento. Il prezzo medio stagionale è di circa 5,45 dollari per staio. Per quanto riguarda il mais, ad esempio, i livelli di esportazione, soprattutto per quelle in partenza dai territori della Louisiana hanno subito una brusca frenata, con livelli che non si registravano da circa otto anni a questa parte. Sui livelli di esportazione di mais e soia ha di recente influito anche l’uragano Ida che ha messo a dura prova le infrastrutture e storici terminal, ubicati proprio in Louisiana, che rappresentano un vero e proprio punto di riferimento per le partenze dagli Stati Uniti verso i mercati esteri dei prodotti agricoli. Tutto questo fa aumentare il livello di scorte in attesa del rientro totale alla normalità. Nei mesi a venire, al netto del contesto relativo al clima, i livelli di produzione, i dati sull’esportazione, la resa per acro ecc ecc… sicuramente bisogna continuare a focalizzare l’attenzione sulla Cina in quanto continuerà ad avere un ruolo assoluto di protagonista. Difficile dimenticare i numeri record di acquisti di mais e soia dell’ultimo anno e lo scatto di reni netto e deciso nell’affrontare e risolvere i problemi causati dalla crisi e dal disastro della peste suina africana

Dal punto di vista grafico, per la soia, i costanti ribassi generati dalle vendite, partite in maniera netta e decisa dalla seconda settimana del mese di giugno, hanno spinto il prezzo sino ai 1270 centesimi di dollaro per bushel, delineando un rilevante supporto che è stato lambito in più occasioni, senza mai essere superato al ribasso. Dai suddetti livelli, è possibile una momentanea e timida ripartenza ma risulta fondamentale il rialzo sopra i 1342 centesimi di dollaro per bushel per poter immaginare la possibilità di ulteriori fasi di acquisto. Volumi in aumento dopo un calo registrato tra i mesi di luglio e agosto. Sul grafico mensile, altre discese o eventuali prese di profitto tali da innescare il superamento di area 1178 possono ricalamitare la quotazione all’interno del precedente trading range che ha caratterizzato le oscillazioni tra il 2014 ed il 2020. Sul mais, come avvenuto graficamente per la soia, il cambio repentino di trend è partito con forza nella parte finale del mese di giugno, sino a proiettare la quotazione in area 529 centesimi di dollaro per bushel che ha rappresentato il vecchio supporto caratterizzante la fase laterale di buona parte del 2021. Attualmente, può continuare a palesarsi una sorta di momentaneo rimbalzo tale da far rientrare il prezzo tra i 529 ed i 570 centesimi di dollaro. solo il superamento del livello relativo ai 570, che rappresenta una importante resistenza, può alimentare ennesime fasi di acquisto. Sul timeframe mensile bisogna porre attenzione ad ulteriori ribassi poiché possono ricalamitare il mais all’interno della precedente fase laterale partita nel 2014 e terminata nel 2020. Ed infine il grano. Dopo aver testato il livello più alto dell’anno in corso nei mesi di aprile e di metà agosto in area 770 centesimi di dollaro per bushel, proprio dal suddetto livello sono partite le prese di profitto. Certamente meno accentuato rispetto a soia e mais, il ribasso ha spinto il prezzo del grano sino si 678 centesimi di dollaro per bushel. Da tale quotazione è partito nuovamente il rialzo, nel tentativo, ancora in atto, di superare i 712 centesimi di dollaro. Solo il superamento di questo livello può alimentare ennesimi acquisti e calamitare il prezzo verso la parte alta del grafico. Sul timeframe mensile è ben visibile come la quotazione ha nuovamente intercettato i livelli più alti di parte del 2013 e del 2014. Solo il superamento al ribasso dei 614 centesimi di dollaro per bushel è tale da poter riproiettare il mais all’interno del precedente trading range configuratosi tra il 2017 ed il 2020.

 

 

 

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