Approfondimenti

L’effervescenza del natural gas preoccupa governi e consumatori

Nel precedente approfondimento pubblicato sul natural gas abbiamo evidenziato alcuni elementi interessanti, tali da far immaginare il rally che sta caratterizzando la quotidianità delle contrattazioni. Parliamo nuovamente di natural gas. Sia chiaro, nessuno ha la sfera di cristallo ma, allo stesso tempo, risulta quanto mai fondamentale osservare a 360 gradi ciò che accade dietro una materia prima. Dai report sino a specifici dati, dall’andamento del dollaro al livello di stoccaggio, dalla domanda del mercato e relativo aumento di esportazione da parte dei Paesi produttori.

Soprattutto sulle commodities non si può navigare a vista o immaginare di tentare la fortuna riuscendo a seguire un trend senza uno studio attento dei fattori che lo generano, al fine di non investire e prendere posizioni sul mercato in una modalità che rischia di essere del tutto casuale (come la teoria del random walk sull’andamento casuale dei prezzi e dell’imprevedibilità del mercato, tesi molto apprezzata e condivisa, non da tutti, anche in ambito accademico, mettendo in discussione sia l’analisi tecnica che fondamentale)
In più occasioni lo abbiamo evidenziato per il petrolio, il natural gas, il rame ed altre ed è un po’ la stessa situazione che soprattutto nelle ultime settimane ha vissuto ad esempio l’alluminio. Ed a proposito di alluminio, breve parentesi, si percepisce nettamente il contesto a livello globale, con una forte crescita che in realtà si è palesata da tempo, grazie soprattutto alla ripresa industriale. La Cina è sempre al centro dell’attenzione anche in questo caso, con una produzione pari a più del 50% a livello mondiale.
Ebbene, oltre alla crescita dovuta a fattori prettamente economici, legati a domanda e offerta, anche altri input hanno contribuito ad alimentare la tensione sull’alluminio, come ad esempio il colpo di stato in Guinea dove si estrae moltissima bauxite, utile a ricavare la materia prima in questione. In questo territorio sono forti gli interessi sia dei russi che dell’economia del dragone sul metallo industriale. La Russia ha la proprietà di rilevanti miniere proprio in questo Paese. La società Rusal, tanto per citarne una, ha beneficiato della crescita delle quotazioni, effettuato una performance molto interessante. Questo per sottolineare la necessità di riuscire a carpire ogni notizia utile prima di entrare sul mercato. Ma torniamo al natural gas.

Nello Short-Term Energy Outlook pubblicato dall’Energy Information Administration si prevede che il consumo di gas naturale negli Stati Uniti diminuirà nel 2021 così come nel 2022 rispetto ai livelli del 2020, ad eccezione della richiesta da parte del settore industriale. La produzione di energia elettrica a gas naturale in tutti i settori è stata in media di 5,0 milioni di megawattora (MWh) al giorno nel giugno 2021, il 4% in più rispetto al precedente record medio di giugno stabilito nel 2020.
Dal punto di vista meteo negli USA le temperature registrate attualmente sono più miti rispetto a buona parte dell’estate e questo riduce la domanda di natural gas ai fini dell’aumento della richiesta di energia per alimentare condizionatori. Tuttavia, senza timori di smentita, questa estate, con l’aumento delle temperature, si è riscontrato un vero e proprio incremento della richiesta di gas naturale consumato dai generatori di energia elettrica per soddisfare la domanda di raffreddamento, con i prezzi di riferimento dell’Henry Hub aumentati appunto durante questo periodo. Nonostante alcuni dati che alimentano spunti di riflessione sugli andamenti e scenari futuri, nelle ultime settimane è stato proprio il natural gas a continuare ad essere al centro dell’attenzione, rispetto al variegato panorama delle materie prime. Gli operatori hanno ben focalizzato l’attenzione sul grafico. Ai massimi da sette anni per una molteplicità ragioni. Un livello che non si intercettava dal 2014 quando il freddo polare colpì America e Canada, oltretutto in quel periodo si è innescato anche un vero e proprio deficit di scorte.

Oggigiorno, così come in passato, sono subentrate le preoccupazioni per le scorte ridotte. Bisogna immaginare che ci si avvicina verso un periodo dell’anno dove le temperature iniziano ad abbassarsi ed è fondamentale raggiungere determinati livelli di stoccaggio poiché la domanda può influire nettamente sulla crescita delle quotazioni. Chiaramente non è il solo elemento da valutare. Abbiamo sottolineato nell’ultimo articolo l’aumento della domanda da parte del mercato asiatico e della Cina nello specifico.
I prezzi salgono anche in Europa, dove le consegne dei principali produttori sono anche ostacolate da uno scarso immagazzinamento. E poi c’è la Russia che frena i flussi in un momento che vede l’Asia come maggior acquirente di prodotto in grado di assorbire anche parte dei carichi destinati al Vecchio Continente anche perché ricordiamo che Gazprom ha terminato i lavori, relativamente a Nord Stream 2 ma che per l’avvio ha bisogno di certificazioni e permessi che tardano ad arrivare ed anche questo può rappresentare una sorta di ricatto da parte della Russia per l’aumento delle forniture europee.

Molto particolare la situazione che può svilupparsi nell’immediato futuro in quanto, a fronte di un eventuale inverno rigido, è fondamentale aumentare le forniture ed i flussi in entrata, anche perché nonostante le spedizioni di gas naturale liquefatto in arrivo dagli Stati Uniti continuano ad essere a livelli molto alti ed a pieno regime, la disponibilità della materia prima in questione potrebbe non essere sufficiente rispetto ad un ulteriore aumento della domanda. Inoltre, lo stoccaggio nel Vecchio Continente è attualmente sotto la media quinquennale ed è un problema assolutamente da non sottovalutare.

A livello globale, per il lungo periodo, è importante rilevare che un numero crescente di paesi si sta impegnando a raggiungere la neutralità del carbone e quindi l’obiettivo di emissioni “nette zero” entro il 2050 come parte dell’accordo delle Nazioni Unite a Parigi sui cambiamenti climatici. Ma il passaggio dai combustibili fossili all’elettricità pulita non può avvenire dall’oggi al domani a causa delle sfide ingegneristiche e politiche.
Dal punto di vista grafico, nel medio-lungo periodo, il natural gas per la serie di fattori presi in considerazione, senza trascurare le relazioni internazionali (pensiamo non solo a Nord Stream 2 che proprio in questi giorni è stato ultimato…) ed aspetti geopolitici che legano gli interessi di tante potenze mondiali su una materia prima così strategica, è facile intuire che questa forte attenzione può generare ancora slanci verso l’alto, sino non solo a lambire i livelli più alti testati nel 2014 ma anche superarli. Nelle ultime settimane, ha rappresentato un punto di svolta netto e deciso il superamento di area 3,3 dollari per un milione di british thermal unit, proiettando il prezzo ai livelli attuali, dopo aver superato l’altra resistenza in area 4,1 dollari che ha anche in quel caso alimentato ulteriori fasi di acquisto. Tuttavia, è necessario mantenere alta l’attenzione sul grafico perché, in caso di prese di profitto e ribassi importanti, il rientro nel precedente trading range, ben visibile sul timeframe giornaliero, perimetro tra i 3,8 ed i 4,1 può innescare un cambio di trend e calamitare il natural gas verso la parte bassa del grafico.

 

L’impennata repentina delle quotazioni, visibile sui grafici, si riversa chiaramente sull’economia reale, basti pensare agli innumerevoli articoli di giornale pubblicati in questi giorni sull’aumento del 40% del costo delle bollette relative all’energia elettrica a partire da ottobre, con specifiche dichiarazioni dello stesso ministro alla Transizione ecologica che ha espresso preoccupazioni in merito soprattutto per le categorie più vulnerabili.

 

 

 

 

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