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Il petrolio in fase di stallo, in attesa di nuove spinte verso l’alto

 

Tutto come previsto in occasione dell’ultimo incontro virtuale… Cosa deciderà l’Opec Plus? Questo è stato il punto di domanda che osservatori ed analisti si son posti con l’avvicinarsi di ogni incontro, soprattutto nel periodo di piena pandemia. “L’incertezza è molto alta e dobbiamo essere estremamente cauti. Le cicatrici lasciate dagli eventi dell’anno scorso dovrebbero insegnarci la prudenza” queste sono solo alcune delle dichiarazioni del Principe Saudita che ha spesso esortato a mantenere i nervi saldi e non farsi prendere dai facili entusiasmi. Persiste tutt’oggi un clima di grande attesa, mista alle preoccupazioni legate agli scenari fortemente condizionati dalla pandemia. Sicuramente i segnali della ripresa della domanda, a partire da inizio anno, si sono palesati, in certe occasioni anche in maniera decisa, tuttavia il rally del petrolio è costantemente minato da quella serie di timori che offuscano il mercato. Sarà ricordato probabilmente come uno degli incontri più veloci della storia dell’Organizzazione dei Paesi Esportatori di greggio, ma al tempo stesso le idee dei membri sono apparse molto chiare, dopo aver ratificato e successivamente confermato l’aumento dell’offerta pari a 400 mila barili al giorno anche per il mese di ottobre, nella speranza di modificare tali quantitativi, man mano che si carpiscono segnali positivi, come ad esempio quelli riguardanti una diminuzione dei contagi oppure l’aumento della richiesta di petrolio da parte di quei settori strategici come quelli dei voli aerei e quindi la richiesta di carburante. La recente discesa delle quotazioni è frutto anche delle decisioni da parte dell’Arabia Saudita di tagliare i prezzi per gli acquirenti asiatici, tant’è che lo stessa azienda petrolifera statale Saudi Aramco ha fatto sapere dell’intento di ridurre i prezzi ufficiali di ottobre per tutti i tipi di greggio sul mercato asiatico di almeno un dollaro al barile. La comunicazione in questione pone l’accento sull’attuale consumo di oro nero poiché anche in Asia non è esaltante. Per avere un quadro più chiaro bisogna aggiungere che gli ultimi dati provenienti dalla Cina e le interruzioni della produzione americana hanno sicuramente limitato le perdite ad inizio settimana. A proposito di Cina, le importazioni da parte dell’economia del dragone, dopo una flessione momentanea, sono aumentate dell’8% nel mese di agosto rispetto al mese precedente, con le raffinerie che hanno ripreso gli acquisti in quanto previste nuove quote di importazione. Senza timori di smentita, a livello globale, la ripresa si è percepita e lo si può osservare attraverso un grafico giornaliero che ha visto il prezzo in gran ripresa, dopo i ribassi registrati lo scorso anno, al netto del crollo storico del contratto del mese di maggio e delle cause che hanno provocato la fortissima discesa…Altro tema importante che ha caratterizzato gli ultimi contesti del mercato petrolifero è quello proveniente dagli Stati Uniti. Sembra un film già visto, una storia che si ripete durante questo periodo dell’anno quando la stagione degli uragani preoccupa interi Stati dell’economia a stelle e strisce. Nel 2020, ad esempio, un altro fattore meteo ha ridotto intere zone prive di elettricità, a causa dell’ondata di gelo. La produzione di petrolio si è ridotta in quell’arco temporale a poco più di un milione di barili al giorno. Bisogna ricordare che il fracking, quella tecnica che ha consentito agli Stati Uniti di raggiungere record storici con produzioni pari a 13 milioni di barili al giorno, richiede molta acqua, e l’irrigidimento delle temperature è entrato a gamba tesa sulla produzione. La Louisiana e la zona del Golfo del Messico hanno nuovamente subito il contraccolpo di condizioni meteo devastanti con l’uragano Ida che ha reso vita difficile a raffinerie e produzione, di petrolio e di natural gas. Il Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti si è visto costretto ad autorizzare il rilascio di 300 mila barili di greggio dalla riserva strategica al fine di aiutare i territori interessati. Oltre l’80% della produzione di petrolio nel Golfo del Messico ha subito i contraccolpi a causa dell’uragano, con le infrastrutture colpite e danneggiate per le forza dei venti, riducendo le forniture sino ad arrivare a circa 1,6 milioni di barili al giorno. Parte della produzione offshore è ancora bloccata e ci vogliono altri lunghi giorni per ripristinare completamente la grave situazione che ha intaccato la capacità di raffinazione. I pozzi offshore del Golfo rappresentano il 17-18% della produzione statunitense. Dopo i ribassi che hanno riportato il greggio a lambire nuovamente i 67 dollari al barile, le oscillazioni mostrano una sorta di momentanea stabilizzazione e se da un lato in alcune regioni della stessa Europa hanno mostrato una forte ripresa della domanda in altre continua ad essere offuscata dalla diffusione del virus e la preoccupazione relativa ad eventuali e rinnovati blocchi, senza dimenticare l’altro aspetto riguardante il dollaro che, come abbiamo spesso evidenziato, in caso di rafforzamento rende le materie prime, compreso il petrolio, più costose. Fondamentali i dati settimanali statunitensi così come risultano importanti i numeri relativi alle scorte comunicati dall’American Petroleum Institute e dall’Energy Information Administration che hanno registrato nelle ultime rilevazioni un costante drenaggio delle stesse, alimentando un cauto ottimismo. Siamo in attesa dei dati aggiornati. I più recenti hanno evidenziato una diminuzione pari a 4 milioni di barili, secondo l’Api, e ben 7,1 milioni da parte dell’EIA. Il rapporto Baker Hughes ha registrato una riduzione del numero di impianti di trivellazione da 410 a 394. Si calcola una perdita di circa 17,5 milioni di barili e le conseguenze dell’uragano potrebbero addirittura ridurre la totalità della produzione di circa 30 milioni di barili. Al netto degli accadimenti concernenti l’uragano Ida, a livello generale, la produzione americana è risalita ad 11,5 milioni di barili al giorno, agganciandosi al valore più alto del mese di maggio del 2020. Anche le scorte di petrolio dell’area OCSE continueranno a rimanere al di sotto della media tra il 2015 e 2019. Inoltre, i tecnici dell’Opec hanno rivisto le previsioni di crescita della domanda per il 2022 a 4,2 milioni di barili al giorno, in aumento rispetto ai precedenti 3,2 milioni e questo fa immaginare la possibilità concreta di un ulteriore aumento della produzione.

 

Il rischio è certamente quello di un rinnovato e futuro aumento delle scorte. Inizialmente si è calcolato un surplus pari a 2,5 milioni di barili al giorno nel 2022 ma tale numero, al momento, è stato rivisto ad 1,6 milioni, proprio grazie alla maggiore domanda prevista. Tuttavia, l’attenzione resta alta in quanto il rischio di generare nuovi squilibri tra domanda e offerta è sempre dietro l’angolo. Dal punto di vista grafico è fondamentale tenere sotto stretta osservazione l’area dei 67,50 dollari al barile poiché un eventuale superamento al ribasso di tale livello può alimentare ulteriori fasi di vendita e ricalamitare la quotazione sino ai 66 dollari, con la possibilità di rivedere il prezzo veleggiare all’interno del precedente trading range che si è configurato per buona parte del mese di maggio e con una resistenza ben delineata proprio dall’area indicata. Solo il superamento, in maniera netta e decisa, di area 70 dollari al barile è in grado di spingere il greggio sino ai 75 dollari, i livelli più alti testati nel mese di luglio. Oltre ai dati macroeconomici, ai numeri pubblicati settimanalmente dai report, al valore del dollaro ed alle decisioni dell’Opec Plus che si riunirà sostanzialmente ogni mese, non bisogna trascurare i contesti geopolitici e le relazioni internazionali che spesso influiscono sulle oscillazioni del petrolio, basti pensare, ma questo è solo uno dei molteplici esempi che si possono menzionare, alle conseguenze di un ritorno sul mercato dell’oro nero iraniano, anche se al momento non esiste un accordo definitivo per revocare le restrizioni ed il dialogo con gli Stati Uniti rischia sempre di più di essere condito da estenuanti e forti tensioni.

 

 

 

 

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