Approfondimenti

Argento al centro di una battaglia tra trader privati e investitori istituzionali

L’ARGENTO SOTTO I RIFLETTORI

Trader privati contro grossi fondi di investimento: dopo GameStop è il turno dell’argento. All’inizio di questa settimana il prezzo dell’argento è salito sul livello più alto degli ultimi 8 anni, superando i 30 dollari l’oncia.
Come sia potuto accadere è semplice da spiegare. Un numero consistente di investitori provati si sono coordinati e, quasi contemporaneamente, hanno aperto numerose posizioni long al fine di far salire il prezzo dell’argento.
Dopo aver fatto esplodere al rialzo GameStop, questo “esercito di trader” ha spostato la sua attenzione sull’argento. Il metallo prezioso ha chiuso la scorsa settimana in rialzo di oltre il 5% mentre l’oro ha perso circa lo 0,3%. All’inizio di questa settimana, in modo ancor più sorprendentemente, l’argento ha guadagnato in poche ore fino al 10%, anche se da allora ha perso un po’ della sua forza ed è tornato sotto i 28 dollari.
Ma riavvolgiamo il nastro, per ripercorrere gli ultimi eventi di questa battaglia tra i molti Davide (i trader retail) e alcuni Golia (i grandi fondi).
La scorsa settimana Dogecoin, una criptovaluta con una modesta capitalizzazione, in sole 24 ore ha visto improvvisamente aumentare il suo valore di dieci volte passando da 0,007 a circa 0,07 centesimi.
Il caso dell’azienda americana GameStop è stato ancora più eclatante: la società di videogiochi texana, che all’inizio dell’anno valeva meno di 20$, è balzata a circa 77$ il 25 gennaio e fino a 325$ venerdì scorso, grazie a rally esplosivo che ha spinto la capitalizzazione dell’azienda oltre i 22 miliardi di dollari.
Gli ordini di acquisto sono arrivati dalle chat di Reddit e si sono diffusi molto velocemente. In questo caso l’unità ha fatto davvero la forza. La mossa coordinata di un’ondata di piccoli investitori ha travolto numerosi fondi di investimento, alcuni dei quali hanno subito perdite multimilionarie. Tra questi c’era Melvin Capital, che ha perso il 53% a gennaio, a causa della sua esposizione ribassista (short) su GameStop.
Questa settimana i trader privati hanno tentato di replicare questo rally sull’argento, un mercato molto più ampio e soprattutto assai più liquido. Come per le azioni, il prezzo dell’argento aumenta quando la domanda supera l’offerta. Se la sproporzione tra domanda e offerta è elevata, la salita diventa un rally, spesso incontrollata. In un caso come questo il meccanismo si autoalimenta. Gli investitori che avevano scommesso su un calo dei prezzi si sono trovati intrappolati poiché il costo per chiudere le loro posizioni short era diventato sempre più costoso. Quando il panico è iniziato, molti operatori sono corsi ai ripari, acquistando a un prezzo più alto, registrando in questo modo delle grosse perdite e contribuendo ad fare salire ulteriormente i prezzi.
Ma le conseguenze non si fermano qui: quasi il 50% della domanda totale di argento proviene dal settore industriale. Alcune delle aziende che lo utilizzano, preoccupate per l’improvviso balzo di prezzo, sono state costrette ad acquistare la materia prima, per evitare di dover pagare prezzi ancora più alti in futuro e hanno contribuito, in modo involontario, ad alimentare questa spirale rialzista che ha spinto l’argento verso i 30 dollari.

 

IL MERCATO DELL’ARGENTO

Il mercato dell’argento può essere suddiviso tra mercato fisico e mercato finanziario. Nel mercato fisico ci sono società minerarie, produttori di gioielli, banche centrali (che usano i metalli preziosi come riserva), utenti industriali (si pensi alle società tecnologiche o ai produttori fotovoltaici) e investimenti fisici (monete, lingotti e lingotti).
Nel mercato finanziario ci sono una varietà di attori, inclusi grandi ETF, oltre che numerosi strumenti finanziari come i future, le opzioni, i CFD e i certificati di investimento.
Se questa situazione dovesse protrarsi a lungo, non si può escludere un intervento normativo. Da un lato, infatti, le autorità potrebbero iniziare a sanzionare gli abusi o limitare le negoziazioni che si fondano sui margini (limitando l’utilizzo della leva finanziaria). D’altra parte, un attacco alle materie prime potrebbe avere ripercussioni sul tasso di inflazione e ciò potrebbe indurre le banche centrali a vendere alcune delle loro riserve o ad aumentare i tassi di interesse.
La storia ci insegna che questi tentativi spesso finiscono con dei fallimenti, specie nei grandi mercati liquidi come l’argento. Uno dei più famosi è quello dei fratelli Hunt nel 1979-1980. All’epoca i fratelli Nelson Bunker, William Herbert e Lamar Hunt arrivarono a possedere oltre il 30% dell’argento in circolazione. In poco più di un anno, il prezzo dell’argento salì del 60%, per poi crollare quando il Comex (il mercato dei future) chiese un aumento dei margini al fine di limitare l’esposizione. Il valore delle loro attività si dissolse nel giro di pochi mesi, con il prezzo dell’argento che scese rapidamente dai 50 ai 10 dollari.

 

 

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